Merletto a fuselli

Le prime testimonianze storiche che parlano del merletto a fuselli in Toscana si trovano in un documento che parla di alcuni particolari degli abiti degli invitati al matrimonio di Giustina Borromeo con il Marchese Stanga il 21 marzo 1493. Effettivamente il merletto ha avuto una grande rilevanza nel costume popolare toscano, tanto da farne una tradizione, una continuità tramandata da madre in figlia, non solo nell’apprendere l’arte ma anche nel considerare gli attrezzi tesori di famiglia. L’abito delle ragazze contadine prevedeva un grembiule bianco ornato di merletto, così anche quelle di Treppio (frazione di Sambuca) dove il merletto si lavorò fino al 1950, e di Montale e Pienza.

Oggigiorno la lavorazione del merletto continua a Dicomano, tanto che il Comune ha istituito una "Scuola del Merletto" per perpetuare la tradizione. La Scuola si trova in appositi locali all'interno del Palazzo Comunale. Ad Anghiari e in tutta l'Alta Val Tiberina, si continua la tradizione della lavorazione del merletto a tombolo. Si hanno documenti storici a partire dalla fine dell'800, ma probabilmente è molto più antica. Anche ad Anghiari è stata istituita una Associazione, "Il Tombolo di Anghiari", che avvia le giovani a questa antica arte.

La lavorazione del merletto in Toscana avviene su di un cuscino spianato chiamato "pagnotta", perché ricorda le pagnotte di pane da almeno due chili fatte in casa. Il filato usato è quasi sempre il lino.