Ferro battuto

In Toscana la lavorazione del ferro battuto è tipica di Stia e del Casentino in cui si svolge la Biennale dell’Arte del Ferro Battuto che ospita anche il Campionato del Mondo della Forgiatura. La Biennale da sempre occupa un posto di primo piano nel settore del ferro battuto grazie alla capacità di valorizzare e promuovere le specificità e la sapienza dei maestri artigiani, veri protagonisti della manifestazione. Una manifestazione che offre uno straordinario momento di confronto ad artisti e artigiani di tutto il mondo che continuano a mantenere ben salda la tradizione del ferro battuto.

Intorno alla metà dell’800, conobbero particolare fortuna, in Casentino, le botteghe fabbrili di Stia gestite dalle famiglie Aiazzi, Scalpellini, Ricci e Benucci, molto probabilmente in seguito alla messa in funzione della locale ferriera ubicata in riva all’Arno che riforniva i piccoli laboratori di materiale grosso per lavori di fino. Il Casentino si è rivelato nei secoli un centro di notevole importanza per la lavorazione del ferro. In questa valle, non solo operarono fabbri illustri, come Mastro Adamo da Romena (citato da Dante nel XXX canto dell’Inferno) abile nel forgiare e cesellare armi e corazze, ma si estrassero fin dall’antichità minerali ferrosi da cui, sia pur in modo primitivo, si riusciva a estrarre ferro. In corrispondenza delle località di Pontenano, Carda e Raggiolo sembra che fossero attive delle rudimentali fonderie di minerali di ferro. Il ferro battuto acquista valore nel tempo per la sua caratteristica forma che richiama un mondo passato, la lavorazione infatti, pur cambiando alcuni procedimenti, è rimasta sempre uguale nel tempo. Dal lavoro di mani laboriose come quelle dei fabbri toscani nascono lampioni, rostre, borchie, piatti sbalzati e persino casseruole in ferro, rame, ottone e argento.